Gli antichi terapisti Egizi ed Esseni

È importante, o almeno può essere curioso, sapere che le terapie utilizzate oggi trovano risonanza nei metodi degli antichi terapisti Egizi ed Esseni.

Per gli egiziani, così come gli Esseni i concetti di salute e malattia erano legati alla dimensione sacra dell'Essere Umano.

Per loro gli esseri umani erano concepiti come un albero, le cui radici erano in un luogo celestiale. Essi non consideravano il corpo un semplice meccanismo terrestre perfezionato, ma come parte di un Tutto, dove le radici crescevano nell'Universo Divino.

Non per questo disprezzavano la materia densa, al contrario, la consideravano il primo passo di una grande scala con la quale l'uomo avrebbe raggiunto il sottile Oceano Causale.

I terapisti Esseni ed egiziani che dominavano l'arte della guarigione, sapevano che dovrebbero salire più in alto possibile questa scala per individuare le origini di una malattia.

Così, spesso i centri terapeutici erano Templi.

L'equilibrio e la cura non potevano essere trattati in qualsiasi luogo o in qualsiasi condizioni, dovuto all'origine divina del genere umano.

L'intero locale era energizzato e armonizzato considerando la dimensione sacra dell'Essere. In questi ambienti, spesso chiamati la "Casa della Vita", c'era una stretta connessione con riti iniziatici, e quindi era impossibile essere un terapeuta senza essere sacerdote.

Nulla era visto in modo separato, tutto era vissuto come diversi stati della metamorfosi di una immensa catena di vita, alla ricerca della felicità. La felicità e la dedizione erano i principali sentimenti durante il lavoro terapeutico. C'era una gioia di essere un guaritore, il luogo trasudava speranza di guarigione.

Qui possiamo riflettere come è l'atteggiamento dei nostri guaritori di oggi? Sentiamo molto bene la differenza di essere trattati da professionisti del settore sanitario, sia dentisti, medici, terapisti, che amano quello che fanno, non è vero?

I Centri Terapeutici

Gli Esseni consideravano il centro di guarigione come un "santuario", non collegato a un dogma, ma uno spazio sacro, visto che tutto era sacro nella loro nella vita. Il locale doveva essere sobrio, con neutralità per accogliere tutti i cuori e le anime che lì venivano.

La purezza estetica era importante, perché ogni dettaglio della camera sarebbe rimasta nella memoria del paziente. Ogni raggio di luce, ogni oggetto ed ogni aroma servire di archetipi per la guarigione.

Il luogo terapeutico, quasi come un santuario, era un luogo fuori dal tempo, come un ponte tra il paziente, il terapeuta e il Divino.

Questo ambiente era sempre consacrato principalmente ai solstizi, in rituali dove se faceva delle offerte al Tutto, alla Vita. Sempre con grande gioia interiore, sempre felice per l'opportunità di servire.

Il Faraone Akhenaton credeva che il vero sacerdozio era uno "stato di maestria" dei vari mondi interiori, che permetteva il controllo e il dominio dei momenti allegri e felici.

Con questo spirito allegro e poco dogmatico erano effettuati i riti di consacrazione del ambiente. Questa consacrazione era un gesto naturale, un'offerta spontanea e allegra.

I vestiti del terapista erano anche importante, perché sarebbe rimasto memoria del paziente. Gli abiti erano semplici, puliti e discreti.

Concludiamo che, nonostante la certezza che gli antichi terapisti avevano dell'origine divina dell'uomo, non lasciavano nulla al caso nella materia.

Ogni dettaglio, dalla consacrazione del ambiente a come presentarsi per il paziente era preso molto sul serio, perché erano consapevoli che tutto sarebbe rimasto nell'inconscio della persona e potrebbe contribuire in apertura per l'azione terapeutica.

La guarigione - Uno Stato di Coscienza

I futuri terapisti erano scelti quando davano prova di avere una profonda umanità e essere in grado di manifestarla. Non se sceglieva uno studente solo dalla sua conoscenza scientifica.

Lo studente doveva essere in grado di sentire il prossimo e di avere carisma, cercando sempre di servire con amore e devozione, mantenendo il contatto con la Realtà Divina, a prescindere dal loro stato d'animo e d'animo, consci che era un canale di energia di guarigione. Era comune trovare sulla porta dei centri terapeutici la frase: "offriamo ciò che siamo."

Lo studio delle terapie durava alcuni anni. Loro imparavano l'uso degli oli, delle piante medicinali, la lettura dell'aura, l'anatomia e studiavano profondamente i centri di energia. Studiavano molto i corpi sottili perché questi precedono il corpo fisico. All'inizio delle sessioni facevano la seguente domanda: "con chi o con che cosa sei in guerra?" Troviamo nelle Scritture Gesù che diceva: "Dimmi, chi è il tuo nemico?"

Si noti che con queste domande se capisce come essi consideravano la malattia. Perché queste domande fanno con che le persone parlino di cose reali della loro vita.

Non era il corpo a essere consultato per primo, ma l'Anima.

E questo cambia tutto!

Gli antichi terapisti credevano che le radici di uno stato conflittuale sarebbe diventato un seme di una futura malattia, oggi chiamiamo di malattie psicosomatiche.

Altra conoscenza già noto per loro era il termine "egregora" o, più recentemente, campo morfogenetico. Loro sapevano che una specie di campo ricevitore e trasmettitore era parte della vita dell'essere umano. Una risonanza che alimenta all'interno di sè i pensieri e focalizzazioni di coscienza.

Gli antichi dicevano: alimenta la rabbia e la rabbia berrai, crea amore ed sarai nutriti con amore, alimenta il conflitto ed il conflitto entrarà in voi, ma se si semini dolcezza per la tua strada, essa finirà per essere lastricata dell'Unità.

I virus e microbi, anche se non avevano i microscopi, erano conosciuti dagli antichi terapeuti, questi esseri erano considerati come "entità-malattia".

I grandi mistici potevano entrare nel mondo dell'invisibile e percepivano che le forme di pensiero, le egregore alimentate dalla specie umana generavano pensieri dello stesso genere che finivano per essere abitati, e poi controllati da forme embrionali di vita, solitamente emerse dagli estratti più bassi del mondo astrale o dello stesso mondo eterico.

Fonte: "Così Curavamo" - Daniel Meurois-Givaudan